La violenza contro le donne si combatte con la parola

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Oggi, ancora una volta, si celebra la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una cosa è celebrare un evento passato, commemorare. Altro è celebrare qualcosa che è ancora ben presente come questa.

Oggi e già da qualche giorno il web è pieno di fiocchi rosa, di donne pestate, di claim pubblicitari, di belle parole. E come tante altre occasioni passato il santo passata la festa. Non bastano certo le belle parole per risolvere questo problema, ma forse alcune parole corrette aiutano.

Di sicuro le cattive parole no.

La violenza contro le donne ha radici lontane e non si esplica, come qualcuno ha piacere di credere, solo nella violenza fisica. E neanche solo in quella psicologica. E’ più sottile e pervade ogni aspetto della nostra vista quotidiana. Perchè ne è imbevuto il linguaggio comune, ogni forma di comunicazione: il parlato, la pubblicità, i media, l’agito.

“Le parole sono importanti” – Nanni Moretti

Uno degli esempi più “famosi” è quello che vede la lingua italiana utilizzata in modo sessista. Mi riferisco all’abitudine, errata, di declinare al maschile anche se ci si rivolge ad una donna o se la platea è prevalentemente al femminile. Basta avere un unico maschio in una classe di donne perchè si dica bambini o ragazzi. Non è così?

Da molti giustificato come “suona male” è l’uso odioso di titoli/cariche/nomine al maschile: alcuni esempi sono il ministro Elsa Fornero, il magistrato Ilda Boccassini, l’avvocato Giulia Bongiorno, il rettore Stefania Giannini (cit. dal sito Accademia della Crusca). Il suona male nasce da uno stereotipo, non da una questione linguistica, sebbene questa sia molto più comoda come scusa da utilizzare.

linguaggio sessista boccassini libero

Ma questo è poca roba se confrontata con l’insulto più frequente fatta nei confronti dei maschi e delle femmine. Sapete già qual è?
In un lavoro con ragazzini delle scuole siciliane (Catania credo) Graziella Priulla ha chiesto qual è l’insulto più frequente utilizzato nei confronti di un maschio. Il risultato, nell’ordine, è stato di stupido, cretino, deficiente, frocio. Il Frocio, di cui la maggior parte ignora anche etimologia e origini, guarda caso è legato alla presunta femminilizzazione di un maschio, meno maschio perchè va con altri maschi.

Per le femmine, l’insulto più frequente, è puttana. Esattamente quello che la quasi totalità degli uomini e molte donne (valgono anche i 95 sinonimi) rivolgono ad una persona di sesso femminile che taglia loro la strada (o è lenta a ripartire con l’auto al semaforo, o contesta la loro maleducazione, ecc). Bello eh? 🙁

Per gli uomini la parola tocca quanto meno il loro cervello e l’assenza di intelligenza, per le donne si scivola inesorabilmente su comportamenti o apparati sessuali o parti del corpo (cioè quella parte del corpo, mai il cervello).

Lo sapevi che il 53% delle presenze femminili in tv sono mute? E menomale che le parole sono importanti!

I nomi delle vie cittadine e le informazioni nelle liste di elettori

A Roma solo il 4% delle strade ha un nome di donna. E dire che è una capitale. Immagino che la % sia uguale o più bassa nel resto di Italia. Mi sbaglio? Per saperne di più esiste un gruppo facebook chiamato Toponomastica Femminile.

Immagino che non sai neanche della disparità in merito alle informazioni nelle liste di elettori. Ne parla Graziella Priulla su Facebook:

Graziella Priulla su Facebook

In pratica se sei uomo e vai a votare i dati che ti riguardano sono nome, cognome, indirizzo e data di nascita. Solo se sei una donna viene richiesto anche lo stato civile. E nei commenti a questo post si legge anche “E’ peggio. Il cognome è scritto nel campo Cognome del marito! Non sapevo di essere mio marito“.

Vuoi combattere veramente la violenza contro le donne?

Qualche consiglio utile, magari anche banale. Sicuramente semplice e utilizzabile da chiunque, già da questo momento in cui stai leggendo questo post.

– Boicotta i prodotti o servizi che usano messaggi sessisti nelle loro pubblicità (non sai quali? Cerca su google pubblicità sessista. Dove vedi donne quasi nude e culi di fuori o messaggi sessuali fuori luogo sei arrivato/a).

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– Esci dagli schemi del binarismo di genere e fai giocare tuo/a figlio/a con quello che preferisce, boicotta i giochi sessisti.

– Impara ad utilizzare il femminile inclusivo invece che il maschile neutro. Piano piano anche quelli e quelle vicini/e a te impareranno ad usare la lingua italiana correttamente.

– Contrasta gli insulti sessisti e sostituisci uomo a donna ogni volta che ti trovi davanti ad una comunicazione sessista.

– Sii libera di vestirti come vuoi, di non truccarti se non ti va, di non adeguarti a modelli estetici di altre persone che non sei tu.

– Insegna ai tuoi figli maschi, se li hai, come lottare contro gli schemi rigidi del sessismo. La violenza contro le donne si combatte da piccoli/e.

Qualche spunto per approfondire

Di seguito ti copio qualche testo se vuoi approfondire il tema dell’uso non sessista della lingua italiana. L’elenco NON è ovviamente esaustivo, è solo un assaggio 🙂

  • AA. VV., Guida alla redazione degli atti amministrativi (www.pacto.it), Istituto di Teorie e Tecniche dell’Informazione Giuridica (ITTIG) e Accademia della Crusca, 2011.
  • Carla Bazzanella, Genere e lingua, in Treccani.it. L’Enciclopedia Italiana, 2010.
  • Patrizia Bellucci, in stampa, L’identità cangiante. Donne e procedimento penale, in Laura Mariottini (a cura di), Identità e discorsi, Roma, Roma Tree Press, 2014.
  • Marilena Fatigante, Laura Mariottini, M. Eleonora Sciubba (a cura di), Lingua e società. Scritti in onore di Franca Orletti, Milano, Franco Angeli, 2009.
  • Silvia Luraghi, Anna Olita (a cura di), Linguaggio e genere. Grammatica e usi, Roma, Carocci, 2006.
  • Franca Orletti (a cura di), Identità di genere nella lingua, nella cultura e nella società, Roma, Armando Editore, 2001.
  • Cecilia Robustelli, Lingua, genere e politica linguistica nell’Italia dopo l’Unità, in N. Maraschio, S. Morgana, A. Nesi (a cura di), Storia della lingua e storia dell’Italia Unita. L’italiano e lo stato nazionale, Firenze, Cesati, 2011, pp. 587-600.
  • Cecilia Robustelli, Linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo, con Prefazione di Nicoletta Maraschio, Accademia della Crusca e Comune di Firenze, 2012.
  • Maria Serena Sapegno (a cura di), Che genere di lingua? Sessismo e potere discriminatorio delle parole, Roma, Carocci, 2010.

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Dr. Paola Biondi
Dr. Paola Biondi
Psicologa Psicoterapeuta | LGBT Specialist | Blogger | Consigliera CIG Enpap | Consigliera Segretaria Ordine Psicologi Lazio | Appassionata di fotografia, il mio habitat naturale è il bosco, ma lì non c'è wifi :)
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