Psicologa, ma non sanitaria per carità!

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E’ di ieri la notizia che l’Istat ha pubblicato la nuova classificazione delle professioni, dividendo quelle sanitarie in tre filoni:

– Gli specialisti della salute (Solo medici)
– Gli specialisti della scienza della vita (biologi, biofisici, veterinari e farmacisti)
– Le professioni tecniche nelle scienze della salute e della vita (comprendono  infermieri ed ostetriche, professioni sanitarie riabilitative, professioni tecnico sanitarie dell’area tecnico-diagnostica e dell’area tecnico assistenziale, professioni tecniche della prevenzione, ottici, optometristi ed odontotecnici ed anche i tecnici della medicina popolare).

Insomma, tutti, ma proprio tutti anche i tenici della medicina popolare (che vorrà dire?), ma per carità gli psicologi fuori da qui!

Già. Dovrebbero però spiegare a me e a tutte le colleghe e colleghi perchè la salute (anche quella mentale quindi?) è prerogativa dei medici e perchè in base a questo criterio anche un ortopedico potrebbe curare uno schizofrenico, no?

Inoltre, a me sembra un pò strano che i farmacisti siano considerati specialisti della scienza della vita…forse avrei capito di più una doula, un prete, un filosofo, un’ostetrica…magari anche un ginecologo, ma chi vende veleni (andate a cercare l’etimologia di farmaco a proposito) penso che abbia poco a che fare con la vita.

Leggo su un articolo da cui ho tratto questo spunto per questo post che

“La logica utilizzata per aggregare professioni diverse all’interno di un medesimo raggruppamento si basa sul concetto di competenza, visto nella sua duplice dimensione del livello e del campo delle competenze richieste per l’esercizio della professione.”

 

Uhm…competenze richieste per l’esercizio della professione. Eppure mi sembra che come psicologa io generalmente mi occupi sia di salute che di vita. Strano, in base a questa classificazione non ho le competenze nè il livello richieste per fare la mia professione.

L’Istat specifica anche che

Il livello di competenza è definito in funzione della complessità, dell’estensione dei compiti svolti, del livello di responsabilità e di autonomia decisionale che caratterizza la professione; il campo di competenza coglie, invece, le differenze nei domini settoriali, negli ambiti disciplinari delle conoscenze applicate, nelle attrezzature utilizzate, nei materiali lavorati, nel tipo di bene prodotto o servizio erogato nell’ambito della professione.

Mumble….mumble…devo proprio fermarmi a pensare al mio modo di essere psicologa. Il livello di responsabilità e l’autonomia decisionale ci sono, la complessità vuoi mettere? L’estensione dei compiti svolti…beh considerando il mio cv direi che posso tranquillamente fare più attività differenti. Eppure…non sono sanitaria. Si, non sono neanche un bidet se è per questo 🙂

Ma forse come psicoterapeuta svolgo una professione sanitaria? No, neanche in questo caso. Però ecco una bella sorpresa. Riappaio all’interno delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (http://cp2011.istat.it/scheda.php?id=2.5.3.3.1), quindi che nessuno osi dire d’ora in poi che la psicologia non è una disciplina scientifica o che una psicoterapeuta non ha un’elevata specializzazione! Ah dimenticavo…non posso dire di essere psicologa e basta. Per l’Istat non esisto neanche così 🙁


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Dr. Paola Biondi
Dr. Paola Biondi
Psicologa Psicoterapeuta | LGBT Specialist | Blogger | Consigliera CIG Enpap | Consigliera Segretaria Ordine Psicologi Lazio | Appassionata di fotografia, il mio habitat naturale è il bosco, ma lì non c'è wifi :)
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